Il “doppio gioco” di Papa Paolo I che, a Roma nel 763 d.C., beffò Re Desiderio

Dopo la sepoltura di Papa Stefano II, suo fratello Paolo fu eletto successore, informando immediatamente Re Pipino dell’elezione con una lettera. Nella lettera lo chiamava “auxiliator et defensor Rex, quod firmi et robusti”. La sua prima apparizione pubblica avvenne a Roma in qualità di “Diacono”, membro del Consiglio ecclesiastico, con il compito di organizzare la solidarietà e gli aiuti all’interno e all’esterno della Chiesa locale. Per assolvere a questo compito fu spesso incaricato dei negoziati diplomatici con i Re longobardi e inviato a Costantinopoli.

Alla morte di Stefano II, avvenuta il 26 aprile 757, Paolo fu subito scelto quale successore da coloro che volevano continuare la politica del Papa precedente. La parte filo-bizantina, che deteneva il potere a Roma, cercò invece di far eleggere l’Arcidiacono Teofilatto. Questa lotta non durò molto a lungo. Infatti, Paolo I fu consacrato circa un mese dopo la morte del fratello Stefano.

È curioso notare che il primo atto ufficiale del nuovo Papa fu la comunicazione dell’elezione a Re Pipino e non all’Imperatore Costantino V, come invece sarebbe stata prassi corretta. Forse, il neo eletto Papa, voleva ribadire la decisione di affidarsi alla protezione del Re franco, Pipino. Evidentemente, quest’ultimo era già venuto a conoscenza delle tensioni e delle opposizioni al Papa. Nella risposta di felicitazioni per l’elezione, si preoccupò infatti di esortare il popolo e tutta la nobiltà romana alla fedeltà a San Pietro. Dopo questo breve discorso, i Romani acclamarono Papa Paolo I come loro Signore e Pipino il Breve, il Re dei Franchi, divenne il severo protettore di Roma.

Secondo il Papa, l’alleanza tra lo Stato Pontificio e il Regno franco doveva essere mantenuta a ogni costo. Questo perché un comportamento troppo aggressivo di Re Desiderio avrebbe messo in serio pericolo l’autonomia del giovane Stato della Chiesa. Desiderio, lungi dal consegnare le città che aveva promesso in dono a Papa Stefano II, manteneva ancora il controllo di Imola, Osimo, Bologna ed Ancona. Nel 758 aveva lanciato una campagna militare per riprendersi i ducati di Spoleto e Benevento, che si erano ribellati, probabilmente su istigazione dello stesso Papa Paolo I, il quale aveva architettato tutto ciò al fine di trovare altri pretesti e nuove motivazioni per invocare l’intervento militare di Re Pipino contro i Longobardi.

Nonostante la situazione di grave tensione, Papa Paolo I invitò Desiderio a Roma nel 763 nel tentativo di mantenere comunque buoni rapporti e di vedersi restituire le città promesse. Il comportamento di Re Desiderio durante l’incontro rimase comunque ambiguo. Tuttavia, pregò il Papa di intercedere presso il Re franco per la restituzione degli ostaggi longobardi ceduti dal defunto Re Astolfo dopo la sua sconfitta.

L’astuto Papa inviò a Pipino due lettere. Una in cui illustrava al Re franco la richiesta di Re Desiderio e una seconda lettera segreta che conteneva la solenne raccomandazione di intervenire al più presto contro i Longobardi in Italia e di non riconsegnargli assolutamente gli ostaggi richiesti nella sua prima lettera. Tuttavia, Re Pipino ritenne saggiamente più opportuno mantenere buoni rapporti anche con i Longobardi. Pertanto, decise di non porre i ducati di Spoleto e Benevento sotto l’influenza diretta della Santa Sede.

In seguito, con una decisione a sorpresa, il Re franco appoggiò pienamente Papa Paolo I nelle rivendicazioni di Roma contro i Longobardi. Di fatto, due anni dopo l’incontro tra Re Desiderio e Papa Paolo I a Roma, gli equilibri erano diametralmente cambiati a sfavore di Re Desiderio. Tanto che, nel 765, furono ripristinati i privilegi papali nella Tuscia, nel territorio di Benevento e in parte anche in quello di Spoleto.